L'ncontro in corso a palazzo Chigi tra governo, sindacati e i vertici di Fiat pone molte questioni sul tavolo, e tutte di una certa importanza. A partire dal futuro di Termini Imerese.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, è pronto a riaprire il dialogo. "Chiedo uno sforzo comune tra tutti i soggetti perché si realizzino gli obiettivi di non perdere occupazione e produzione a Termini Imerese", e si augura che nell'impianto siciliano rimanga una produzione legata all’automobile, chiedendo a Fiat "quale contributo possa dare per le nuove prospettive di produzioni a Termini".
Scajola ha poi detto che la task-force costituita dal suo ministero e dalla Regione siciliana ha ricevuto sette manifestazioni di interesse per l'impianto. Fiat ha quindi aperto a una sua possibile cessione: rimane dunque ferma l'intenzione dell'azienda di sospendere la produzione di auto (vi si assembla la Lancia Y). Su Termini Imerese, è con Fiat anche la Confindustria. “E' sbagliato difendere gli impianti non competitivi”, ha detto il presidente Emma Marcegaglia
Quanto agli incentivi, Scajola spiega: "Il governo vuole accompagnare il percorso degli incentivi con il contributo delle forze sociali per tornare presto a condizioni di mercato». Rimane negativo il giudizio sulla cassa integrazione : "E' inopportuna, e testimonia la difficoltà di collaborazione da parte della Fiat. Il governo intende agevolare l’attività del gruppo industriale torinese, che è un asse fondamentale per il paese». Il Lingotto non si scompone: "Il governo è totalmente libero di decidere per il bene del Paese. La Fiat non è un’azienda assistita".
All'incontro sono presenti i leader confederali: Gugliemo Epifani (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil). “Abbiamo di fronte a noi perdite di posti di lavoro la cui difesa è l’essenza dell’azione sindacale - ha detto Bonanni in mattinata -, e arriveremo a tutto per scoraggiare la Fiat”.
In tutto questo, Fiat chiude definitivamente una pagina: quella dei suoi rapporti con General Motors. Di quell'intesa viveva un residuo: una joint venture sullo stabilimento polacco di Bielsko Biala, dove si produce il Diesel 1.3 nella versione Multijet (Fiat) e CDTI (Opel). La proprietà, un tempo divisa a metà, è ora tutta nelle mani di Fiat.














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